La presenza delle tartarughe nei laghetti romani desta forte preoccupazione tra biologi ed esperti ambientali. Infatti, questi rettili esotici colonizzano sempre più specchi d’acqua all’interno delle ville storiche della Capitale. Di conseguenza, l’equilibrio della fauna autoctona subisce danni rilevanti ogni giorno.
L’impatto delle tartarughe nei laghetti romani sulla fauna locale
Gli esemplari più diffusi appartengono alla specie palustre americana. Tuttavia, gli esperti segnalano talvolta la presenza di esemplari ancora più aggressivi e voraci. Questi animali competono attivamente per il cibo e sottraggono spazio vitale alle specie indigene. Inoltre, essi divorano piccoli pesci, anfibi e uova di uccelli acquatici. Per questo motivo, la biodiversità originaria dei parchi urbani si riduce progressivamente.
Le cause dell’invasione e i pericoli ambientali
Molti cittadini acquistano questi rettili quando hanno dimensioni ridotte. In seguito, le persone scelgono di liberarli nelle acque pubbliche quando la gestione domestica diventa insostenibile. Pertanto, l’abbandono sconsiderato alimenta direttamente questa invasione biologica. Inoltre, la normativa vigente vieta categoricamente il rilascio di specie alloctone in natura per preservare gli habitat esistenti.
Le soluzioni per tutelare i bacini della Capitale
La gestione delle tartarughe nei laghetti romani richiede interventi rapidi e coordinati da parte delle autorità competenti. Quindi, gli uffici comunali valutano piani di cattura selettiva e trasferimento in strutture protette autorizzate. Parallelamente, le associazioni chiedono campagne mirate di sensibilizzazione per fermare nuovi rilasci abusivi a Villa Borghese e Villa Pamphili.
