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Papà Marco si fida del figlio
Sorride, Marco, mentre il cellulare è rovente e lui si prodiga per non dimenticare nessuno di quelli che gli stanno facendo i complimenti per quel ragazzo cresciuto così bene. «Il fatto è che non sai mai cosa dire, in questi momenti. Se racconti questo weekend con enfasi, proclamando di avere fatto bingo, qualcuno che ti punta il dito contro salta fuori. Se predichi “calma e gesso” passi per attendista, uno che ama giocare a carte coperte. Invece la realtà è semplice: se Kimi è arrivato sul gradino più alto del podio è perché ci ha creduto e si è impegnato, ha lavorato duro per essere lì; se vuole che in futuro arrivino altre soddisfazioni così grandi, deve continuare così. Se fai il pilota devi sempre stare sul pezzo, e in Formula Uno è tutto elevato all’ennesima potenza. Se mi vedete tranquillo e ottimista, al di là delle emozioni provate vedendolo lassù, è perché lo conosco e mi fido: so che lui sa».
L’importanza della figura paterna
Se è solo l’inizio, non è tempo di bilanci. Ma uno sguardo indietro ci aiuta a capire quanto sia stata importante per Kimi la figura paterna. «Un padre cerca di crescere al meglio i propri figli, e così ho fatto io. L’automobilismo è la mia vita da quando avevo sedici anni, tutto quello che ho visto e imparato ho cercato di trasmetterlo. Ma è stato soprattutto un lavoro di gruppo: io, mamma Veronica che lo accompagnava dappertutto, la famiglia. E Kimi che ha anche il pregio di saper ascoltare, perché sa che uno sguardo dall’esterno a volte può aiutare a crescere».
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