Crisi climatica e di natura causano perdite miliardarie

Il nuovo report WWF sul divario della protezione assicurativa in caso di eventi estremi

Il divario di protezione assicurativa (differenza tra perdite totali e quelle coperte da assicurazione) non è più solo una questione di mercato: è un rischio che può destabilizzare l’economia e colpire famiglie, imprese e finanze pubbliche. Per questo il WWF lancia oggi il nuovo report “Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza” (“Tackling the Insurance Protection Gap: leveraging climate and nature to increase resilience”) che, concentrandosi sulle economie più avanzate, analizza come crisi climatica e perdita di natura stiano minando il sistema assicurativo globale e propone soluzioni politiche per rafforzare la resilienza e garantire che le società rimangano assicurabili.  


  • Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza
    Affrontare il divario nella copertura assicurativa: fare leva su clima e natura per aumentare la resilienza

    Scopri qui il nuovo report del WWF

Anche nel 2025 le perdite assicurate hanno superato i 100 miliardi di dollari

Come confermato anche dal recente report della compagnia di riassicurazioni svizzera Munich Re, il 2025 si aggiunge alla lista, sempre più lunga, degli anni in cui le perdite assicurate per catastrofi naturali hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari, con oltre la metà delle perdite non coperta.

La distruzione di ecosistemi amplifica i rischi della crisi climatica

Mentre molte analisi identificano già la crisi climatica come il principale fattore ambientale all’origine dell’aumento dei premi assicurativi e dell’ampliamento del divario di protezione, il report WWF mostra come la perdita di natura sia una forza spesso trascurata ma potente, che amplifica i rischi della crisi climatica. Gli eventi metereologici estremi, infatti, sono sempre più frequenti e gravi e gli ecosistemi degradati non riescono più a mitigarne gli impatti, rafforzando un ciclo distruttivo che si autoalimenta. Ad esempio, il rischio di un’alluvione su larga scala può aumentare fino al 700% in aree colpite da deforestazione. Il risultato è una crescita delle perdite economiche: nel 2023 i disastri hanno causato costi stimati in 2,3 mille miliardi (trillion) di dollari (circa il 2% del PIL globale), considerando anche i costi indiretti e quelli sugli ecosistemi.

Poiché gli assicuratori reagiscono aumentando i premi, limitando la copertura o ritirandosi dalle aree ad alto rischio, sempre più persone e imprese rimangono esposte. Negli USA si stima in 64 miliardi di dollari l’anno (2021-2024), nell’UE in 59 miliardi di euro (2021-2023). Nei Paesi in via di sviluppo supera il 90%.

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Photos taken by WWF France teams in the Var region in August 2021.

La rapidissima evoluzione del settore assicurativo è la prova più lampante di quanto si stia trasformando il nostro pianeta. Il cambiamento climatico e la distruzione delle difese naturali stanno gradualmente rendendo intere regioni non assicurabili, lasciando milioni di persone esposte a impatti climatici sempre più gravi. Non si tratta solo di una questione ambientale, ma di una profonda sfida sociale, economica e fiscale. Il taglio netto delle emissioni climalteranti e la tutela e il ripristino di ecosistemi come foreste, mangrovie e zone umide sono fondamentali per ridurre l’impatto devastante di questi eventi estremi e devono quindi essere al centro delle strategie globali.

Alessandra Prampolini, Direttrice generale WWF Italia

In Italia l’80% delle perdite provocate da eventi estremi a carico di famiglie, imprese e Stato

In Italia, tra il 1980 e il 2023, i danni complessivi provocati da eventi climatici estremi hanno superato i 135 miliardi di euro, posizionando il nostro Paese come il secondo in Europa per perdite economiche legate al clima. Tuttavia, il divario di protezione assicurativa è tra i più alti in Europa: solo il 20% delle perdite da eventi estremi è coperto da polizze, mentre l’80% resta a carico di famiglie, imprese e Stato. Anche il settore turistico è sotto pressione: i premi assicurativi per le strutture ricettive sono aumentati del 10-15% negli ultimi cinque anni, a causa di alluvioni, ondate di calore e altri eventi estremi che colpiscono sempre più spesso le destinazioni turistiche. Dal 2025 è entrato in vigore l’obbligo per le imprese di stipulare polizze contro rischi catastrofali, ma il sistema presenta criticità: non è collegato a misure preventive e l’adesione è ancora bassa.

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Una veduta aerea degli allagamenti dovuti all’ondata di maltempo che ha interessato la Toscana, 3 novembre 2023

Il rapporto analizza la questione al di là dell’assicurazione sulla proprietà, dimostrando come i rischi climatici e naturali stiano causando perdite anche nella spesa pubblica, nei settori della sanità, dell’agricoltura, della responsabilità civile, dell’interruzione dell’attività e delle infrastrutture, aumentando i costi sanitari, riducendo la produttività, aumentando i prezzi dei prodotti alimentari e lasciando senza copertura assicurativa le interruzioni della catena di approvvigionamento.

Il valore della prevenzione

Dal report del WWF, realizzato con un gruppo consultivo formato da rappresentanti dell’industria assicurativa, accademici e un regolatore assicurativo, emerge come la prevenzione possa generare più valore dei soccorsi post- catastrofe e dei risarcimenti assicurativi. Uno studio economico del 2024 della US Chamber of Commerce mostra ad esempio che ogni dollaro speso in resilienza e preparazione può far risparmiare alle comunità fino a 13 dollari. Nel Regno Unito, ogni sterlina spesa per la gestione del rischio di alluvioni evita 8 sterline di danni. La protezione e il ripristino della natura sono  tra le forme più efficaci di prevenzione: ecosistemi sani come foreste, zone umide e mangrovie fungono da barriere naturali contro inondazioni, tempeste e calore estremo. Un caso di studio sulle foreste protettive nelle Alpi mostra che le soluzioni basate sulla natura abbiano un valore di circa 4 miliardi di franchi svizzeri all’anno e possono essere fino a 25 volte più convenienti rispetto alle misure ingegneristiche.

La strategia proposta dal WWF

Il WWF propone una strategia integrata per ridurre il rischio di disastri e aumentare la resilienza, intervenendo sulla riduzione delle cause e valorizzando le capacità del settore assicurativo e chiede ai governi e alle autorità di regolamentazione finanziaria di concentrarsi sulla valorizzazione della natura e delle nature based solutions nelle valutazioni dei rischi, sull’integrazione degli ecosistemi nella pianificazione dell’adattamento e della ripresa, sull’allineamento della regolamentazione assicurativa con gli incentivi alla riduzione dei rischi e sull’accelerazione delle azioni per azzerare le emissioni e arrestare la perdita di natura.

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