Febbre, emorragie e decessi rapidi in Burundi: una malattia misteriosa spaventa l’Africa


Le autorità sanitarie del Burundi, con il supporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e dei suoi partner locali, stanno conducendo indagini per identificare la causa della malattia che ha provocato cinque decessi e colpito 35 persone nel distretto di Mpanda, nel nord del Paese. Lo riferisce l’Oms in una nota, precisando che i test di laboratorio sono risultati negativi per i virus Ebola e Marburg, la febbre della Rift Valley, la febbre gialla e la febbre emorragica di Crimea-Congo.

Al momento, secondo le informazioni raccolte dai media locali, la malattia ha provocato almeno cinque decessi e 28 contagi. Le infezioni sono concentrate nel distretto di Mpanda, situato vicino al confine con la Repubblica democratica del Congo. I primi casi, segnalati il 31 marzo, riguardano principalmente membri dello stesso nucleo familiare e i loro contatti stretti, fattore che, per ora, suggerisce una trasmissione limitata.

Secondo l’Oms, i pazienti presentano una varietà di sintomi allarmanti: febbre, vomito, diarrea e sangue nelle urine. Nei casi più gravi, sono stati osservati anche segni di ittero e anemia. Le equipe mediche stanno attualmente testando diverse ipotesi, tra cui la dengue e la leptospirosi. L’obiettivo è determinare se questa malattia sia legata a una mutazione di un virus esistente o all’emergere di un nuovo agente patogeno.

Anche Gavi, un’organizzazione specializzata nell’accesso ai vaccini nei paesi in via di sviluppo, sta collaborando all’indagine. Un team congiunto di esperti, supportato dalle Nazioni Unite, e’ stato inviato sul campo. Nel 2023, una malattia sconosciuta ha causato numerosi decessi rapidi nel nord-ovest del Burundi, senza che la sua origine fosse chiaramente identificata. Il Paese sta anche affrontando una recrudescenza del colera, con oltre 3.500 casi registrati lo scorso anno e la trasmissione ancora in corso nel 2026.

Che cosa sappiamo della malattia misteriosa in Burundi

“Al momento non sappiamo nulla di certo, è possibile fare solo delle ipotesi. Ma è importante che sia iniziata subito l’indagine epidemiologica in ottica One Health”, dice a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che sottolinea come la malattia sia “partita da un nucleo familiare: dunque potrebbe essere legata a qualcosa che hanno mangiato, penso anche a un contagio di tipo oro-fecale forse favorito da scarsa igiene”. Ad alimentare

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