Fitto è “troppo a destra”, il vicepresidente esecutivo della Commissione contestato a Charleroi

Bruxelles – Raffaele Fitto? Un esponente di un partito di estrema destra, e per questo non benvenuto. Disavventura per il vicepresidente esecutivo della Commissione europea a Charleroi, nel sud del Belgio, dove il responsabile per le politiche di coesione è andato per vedere come le risorse dell’Unione Europea vengano sfruttate per rilanciare i territori e si è ritrovato al centro di una contestazione aperta e accesa.

Fitto ha fatto visita all’UCampus de Charleroi, il polo universitario della città vallona, per verificare le trasformazioni apportate grazie ai 23 milioni di euro di contributi europei. Accolto e ospitato dal ministro-presidente della regione Vallonia, il liberale francofono Adrien Dolimont, l’ex ministro italiano al Pnrr ha partecipato a una conferenza organizzata all’interno del campus tra grida, slogan e canti di studenti e docenti che hanno criticato Fitto per la sua appartenenza a Fratelli d’Italia, partito considerato dai manifestanti erede del fascismo.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione ha respinto le accuse, chiarendo che il partito di provenienza non ha nulla a che fare con il regime che fu. “Questo tipo di protesta è ridicolo”, ha scandito Fitto. “Sono qui per rappresentare la Commissione europea, sono vicepresidente esecutivo. Sono qui anche per rappresentare i valori dell’Unione europea, questo è il messaggio che voglio trasmettere”.

Ad intervenire è stata la polizia, con tanto di rinforzi, per gestire una situazione improvvisamente tesa. Le forze dell’ordine sono riuscite a evitare che i manifestanti arrivassero a contatto con gli ‘ospiti d’onore’ dell’ateneo, scortandoli fuori dal campus.

Rammaricato il presidente della Regioni Vallonia: “Che immagine disastrosa che offriamo”, ha lamentato Dolimont. “Veniamo qui per discutere di questi progetti, l’aiuto che l’Europa ci ha dato per aiutare la Regione, ed è così che siamo accolti?”. Alla stampa belga, invece, i manifestanti si sono detti soddisfatti: Siamo in resistenza. Un giorno, ci sveglieremo e ci diremo: ‘Ma come siamo arrivati a vivere in un Paese fascista’? Per questo ci mobilitiamo, per non far passare questo genere di cose, soprattutto in un’università”.

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