Effetto Hormuz, a rischio anche i farmaci. Gemmato: l’80% dei salvavita arriva da Cina e India


Non è più solo una questione di geopolitica: i venti di guerra in Medio Oriente e le tensioni nello Stretto di Hormuz minacciano ora direttamente l’armadietto dei medicinali degli italiani. Con l’80% dei principi attivi prodotto tra Cina e India, l’Italia si scopre vulnerabile proprio sui farmaci salvavita. Ecco perché da questa estate reperire alcuni medicinali potrebbe diventare una sfida. 

A lanciare l’allerta è il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto al convegno Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide a Roma: “Oggi circa l’80% dei principi attivi dei farmaci salvavita viene prodotto fuori dall’Italia, soprattutto in India e Cina. In caso di crisi nelle forniture, potremmo trovarci in difficoltà”.

Dipendenza estera e rischio carenze

Il nodo è strategico: il farmaco non è solo un bene sanitario, ma anche geopolitico. Le tensioni globali, dalla guerra in Iran ai precedenti shock legati a Ucraina e Mar Rosso, stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera.

“Il rischio di carenze è concreto”, ha ribadito Gemmato, annunciando una legge delega per rafforzare la produzione nazionale e riportare in Italia la capacità di produrre principi attivi e medicinali essenziali. Nel frattempo sarà riconvocato il tavolo sull’approvvigionamento per monitorare eventuali criticità immediate.

Farmaci, non solo Hormuz: costi in aumento e produzione sotto pressione

Le preoccupazioni arrivano anche dall’industria. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, parla di un “terzo shock in quattro anni” che colpisce contemporaneamente logistica, energia e materie prime, con un aumento dei costi superiore al 20%.

Dal 2021 i costi complessivi sono già saliti del 30%, con effetti diretti sulle aziende in un sistema di prezzi regolati. “È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica”, avverte Cattani.

Nel dettaglio, si parla di un +25% per materiali come alluminio, vetro e carta per il packaging, +15% per i principi attivi, forte dipendenza dall’estero (fino al 74% per alcune sostanze).

Export record, ma fragilità strutturali

Nonostante le criticità, il settore resta una punta di diamante del Made in Italy: nel 2025 l’export farmaceutico ha superato i 69 miliardi di euro, con una produzione di 74 miliardi e oltre 72mila occupati.

Numeri importanti che però convivono con una fragilità strutturale: la dipendenza da Paesi asiatici per materie prime e componenti essenziali.

Urso: “Serve autonomia strategica europea”

Per il ministro delle Imprese Adolfo Urso è necessario un cambio di passo: “Dobbiamo garantire l’autonomia strategica europea sui principi attivi. Oggi dipendiamo troppo dall’estero e questo mette a rischio produzione e salute dei cittadini”.

La farmaceutica viene indicata come un asset prioritario del Made in Italy, da affiancare ai settori tradizionali per rafforzare la competitività globale.

Il nodo Medio Oriente e lo spettro dell’estate

A preoccupare è anche l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Secondo Lucia Aleotti (Centro studi Confindustria), eventuali tensioni prolungate o la chiusura dello stretto di Hormuz potrebbero causare limitazioni nelle forniture già nei prossimi mesi. “Non nell’immediato, ma a partire dall’estate la situazione potrebbe diventare critica”, è l’avvertimento.

La sfida: produzione interna e strategia di sistema

Il messaggio che arriva dal governo Meloni e industria è chiaro: serve un piano strutturale che punti su innovazione, sostenibilità economica e rafforzamento della capacità produttiva nazionale. Perché, in un mondo sempre più instabile, la sicurezza sanitaria passa anche dalla capacità di produrre farmaci in casa.

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