I gruppi di FdI alla Camera e al Senato lunedì nei centri attivi oltre confine: «Vogliamo, con i fatti, smentire una narrazione distorta e strumentale». Ad annunciarlo è la deputata Sara Kelany, responsabile di Fratelli d’Italia per l’immigrazione in un’intervista a Il Tempo.
«I dati ci dicono che i Cpr in Albania sono più di un semplice progetto pilota. Il prossimo step è estenderlo ai Paesi di partenza, quelli inclusi nel Piano Mattei. Una cooperazione che può avere effetti immediati sia dal punto dei flussi che a livello energetico. Grazie a questo tipo di azioni, nascono nuove partnership che hanno ricadute reali su economia e sviluppo, a maggior ragione in un contesto difficile per l’approvvigionamento come quello attuale», continua Kelany.
Chi farà parte della delegazione di FdI in Albania
La delegazione di Fratelli d’Italia che lunedì 20 aprile visiterà il Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Gjader, sarà composta dai capigruppo di Camera e di Senato Galeazzo Bignami e Lucio Malan e dai vicepresidenti dei rispettivi gruppi parlamentari Augusta Montaruli, Raffaele Speranzon e Salvatore Sallemi con il responsabile dell’Organizzazione del partito, Giovanni Donzelli e i parlamentari Sara Kelany, deputata e responsabile immigrazione, Francesco Filini, responsabile del programma e Marco Lisei, capogruppo nella commissione Affari costituzionali del Senato.
Il punto alla vigilia della missione di FdI in Albania
«Sarà effettuata una verifica sul funzionamento dei centri – spiega Kelany – Vogliamo, con i fatti, smentire quella narrazione distorta e strumentale per cui queste strutture non funzionano o peggio sono un inutile spreco».
La deputata FdI ribadisce che sebbene «si sia interposta una magistratura politicamente orientata, il progetto funziona. Anzi, rappresenta un modello per l’intero continente. Gli stessi Egitto e Bangladesh, per cui è stato sollevato un caso, alla fine, come anticipato dall’Italia, sono da considerare“paesi sicuri”. Tanto rumore per nulla».
Kelany ribadisce che è possibile ripetere gli hotspot in Albania direttamente in Africa, valutando una cooperazione che abbia dei risvolti anche dal punto di vista energetico. «Si inserisce nel più ampio quadro del Piano Mattei. L’obiettivo è un rapporto mutualistico con l’Africa: voi ci aiutate con migranti ed energia, noi vi supportiamo con know-how, formazione e progettazione. Questo è l’approccio per cui Meloni è diventata un riferimento in oltre 46 paesi».
Kelany al Tempo smonta le fake news su migranti e Cpr
Tornando ai dati su Tirana, Kelany cita i numeri, che smontano le fake news. «Parliamo di circa 96 posti. Attualmente dovrebbero essere occupati da una sessantina di soggetti con un curriculum criminale o meglio ad altissima pericolosità sociale. Pur variando tale dato di giorno in giorno, non si è mai scesi sotto questa soglia. Sono già state rimpatriate un’ottantina di persone, seppure i giudici non convalidino spesso i trattenimenti».
Anche sui costi, la parlamentare di Fratelli d’Italia smonta la narrazione della sinistra. «I centri in Albania costano circa 650 milioni per cinque anni. Parliamo di 180 milioni all’anno, cifra infinitesimale per un qualcosa di innovativo e da cui tutto il vecchio continente prende spunto». «Noi siamo stati pionieri in Europa e oggi l’UE segue il modello Meloni. Ma le procedure accelerate sono sempre state consentite. La possibilità di espletare procedure di frontiera era addirittura prevista in una direttiva del 2013. Da lì siamo partiti per creare un sistema che oggi è un paradigma per tutta Europa».
L’articolo Migranti, blitz di FdI nei Cpr in Albania. Kelany annuncia la svolta: “I prossimi hotspot in Africa” sembra essere il primo su Secolo d’Italia.



