Il calcio storico fiorentino conquista Bruxelles: tradizione e identità fanno gol nel cuore d’Europa


Un antesignano del calcio moderno, uno strano connubio tra rugby e lotta libera. O meglio, semplicemente: calcio storico fiorentino. Non un semplice sport ma una tradizione popolare con radici profonde, che unisce identità e marzialità, agonismo e antichi valori. Certamente uno spettacolo unico nel suo genere, che negli anni ha riscosso un successo planetario. Fino ad arrivare, negli ultimi giorni, nel cuore delle istituzioni europee. Viva Fiorenza! Il Calcio storico fiorentino tra sport, valore e tradizione: è il titolo della mostra ospitata a Bruxelles dal 14 al 16 aprile.

La mostra “bipartisan” al Parlamento europeo

Così a circa sessanta giorni dall’appuntamento sul sabbione di Santa Croce, a Firenze, dove si disputerà l’atteso torneo annuale, il calcio in costume (il calcio storico fiorentino si può chiamare anche così) si racconta. «È la prima volta che i presidenti e i calcianti vanno a Bruxelles», ha sottolineato il presidente del calcio storico Michele Pierguidi, accompagnato nella tappa europea proprio dai capitani, alfieri e presidenti dei quattro Colori. Oltre che dal direttore del Corteo storico, Filippo Giovannelli. Il tutto su invito degli eurodeputati Francesco Torselli (FdI) e Dario Nardella (Pd), organizzatori del «viaggio immersivo» tra armature, abiti storici, strumenti musicali e documenti.

Il valore culturale e simbolico del calcio storico fiorentino

A Bruxelles quindi aneddoti e curiosità per condividere il valore culturale e simbolico del calcio fiorentino. Anche attraverso l’esposizione del Gonfalone del Corteo Storico e il racconto dell’evoluzione della manifestazione nel tempo. Perché «il calcio storico fiorentino – ha spiegato Torselli – non è soltanto uno sport ma è il racconto di un popolo e noi vogliamo portare questo racconto nel cuore dell’Europa. Nel calcio storico c’è tutto: forza e conflitto, ma anche regole, rispetto, preparazione e sacrificio».

Una «metafora dell’Europa»

E nel dettaglio, sottolineando il perché della scelta di promuovere una mostra di questo tipo al Parlamento europeo, Torselli ha aggiunto: «È una metafora dell’Europa, un equilibrio continuo tra identità diverse che scelgono di stare insieme. Una scelta identitaria, perché prima di tutto viene ciò che racconta chi siamo». Mentre per Nardella si tratta di «preservare e valorizzare una tradizione che rappresenta una delle identità più autentiche di Firenze, un patrimonio vivo fatto di storia, appartenenza e comunità che va tutelato e tramandato alle nuove generazioni». Insomma, bisogna custodire la tradizione. Continuare ad alimentare quel legame con la storia e il territorio. E non vi è modo migliore se non attraverso un “gioco” che pone le fondamenta sul senso di appartenenza e sul folklore popolare. «Un senso di appartenenza – come sottolineato dalla parlamentare di FdI, Susanna Donatella Campione – che nessuna globalizzazione potrà cancellare».

Le origini del calcio in costume

È allora chiaro: ridurre il calcio in costume a una disciplina sportiva sarebbe un errore. Affonda le sue origini nella storia dei primi giochi con la palla, dalla Sferomachia degli antichi greci passando per l’Harpastum romano e attraverso il Medioevo, in cui il calcio sulle strade era un’attività molto gradita ai fiorentini, fino all’iconica partita del 17 febbraio 1530 in cui i cittadini, seppur stremati dalla fame e dall’assedio di Carlo V, scesero in piazza e si misero a giocare al calcio in scherno del nemico. Ancora oggi rimane la competizione più agguerrita e attesa nel capoluogo toscano, seppure nel tempo conobbe un lento declino.

Dopo un periodo di grande popolarità nel Seicento, infatti, scomparve nel Settecento, con l’ultima partita ufficiale disputata nel 1739 alla presenza di Maria Teresa d’Austria. A ogni modo la tradizione rimase viva nella memoria popolare e nei quartieri cittadini fino alla rinascita nel 1930. Quando per la ricorrenza del quarto centenario dall’Assedio di Firenze, su iniziativa del gerarca fascista Alessandro Pavolini, vennero organizzate due partite ogni anno, una a maggio e una a giugno. Da quel momento il calcio storico fiorentino è tornato centrale.

Oggi come ieri, la tradizione entra in campo

Come allora, oggi, sul campo si sfidano quattro squadre. Ognuna rappresentativa dei quartieri storici fiorentini:  Azzurri di Santa Croce, Bianchi di Santo Spirito, Verdi di San Giovanni, Rossi di Santa Maria Novella. Tutte squadre composte da calcianti fiorentini o residenti in città da almeno dieci anni. L’obiettivo? Segnare la «caccia» (gol) e quindi portare la palla fino al fondo del campo avversario. La partita non può finire in parità. Tutto in un contesto travolgente, con i figuranti del corteo storico vestiti con abiti rinascimentali ricostruiti nei minimi dettagli e i calcianti (giocatori) a torso nudo con pantaloni colorati che richiamano alle antiche livree rinascimentali. Così la tradizione vince sul progresso e il valore identitario di un popolo si manifesta e si esibisce. Intanto in Europa si osserva, affascinati da questa antica tradizione nobiliare.

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