Tartarughe Hermanni Hermanni e Boettgeri

Tartarughe Hermanni Hermanni e Boettgeri: due storie, due Mediterranei, due identità scolpite dalla terra

Esistono animali che sembrano portare sul dorso un pezzo di mondo.
La Testudo Hermanni, nelle sue due sottospecie Hermanni Hermanni e Boettgeri, è una di queste.
A prima vista sembrano simili, piccole sculture di sole e terra, ma una osservazione più lenta rivela differenze così profonde da raccontare due storie geografiche, due caratteri, due modi di essere tartaruga.

Conoscerle significa imparare a leggere non solo un guscio, ma un paesaggio.

Due origini, due climi, due memorie genetiche

Hermanni Hermanni — la figlia del Mediterraneo occidentale

La Hermanni Hermanni nasce tra i muretti a secco della Toscana, sotto il sole pungente della Puglia, nei boschi di quercia della Calabria, nelle zone aride della Sicilia e tra gli arbusti bassi della Sardegna.
È la tartaruga che sembra plasmata dal profumo del rosmarino, dalla sabbia calda, dal vento salmastro.

Ha un carattere deciso, un disegno intenso, una bellezza mediterranea fatta di contrasti:
il giallo acceso del carapace, il nero pieno delle bande, la geometria perfetta dei segni.

È una tartaruga che porta con sé la memoria di un’Italia antica, che un tempo ospitava foreste di ginepri e steppe luminose.

Boettgeri — la tartaruga delle terre dell’Est

La Boettgeri, invece, nasce tra le colline verdi della Grecia, nei campi assolati dell’Albania, nei boschi della Bulgaria, fino a salire verso Romania e Serbia.

È un animale abituato a climi più continentali, a inverni più duri e primavere più fresche.
Questo la rende più grande, più resistente, più “massiccia”.

Dove la Hermanni italiana è intensa e marcata, la Boettgeri è più morbida, più chiara, più serena nel colore.

Il carapace: due pitture diverse dello stesso artista

Guardare una Hermanni Hermanni è come osservare un mosaico romano:
linee nette, colori decisi, simmetrie perfette.

  • Bande nere spesse e continue.
  • Zone gialle brillanti come sole estivo.
  • Disegno laterale “a clessidra” sempre presente.
  • Scuto sopracaudale quasi sempre diviso.

Ogni placca sembra raccontare una storia precisa, come un tratto di pennello su tela grezza.

La Boettgeri è diversa.
È come un acquerello.
Il nero si sfuma, il giallo diventa più morbido, il disegno laterale si dissolve.

  • Colori più chiari, spesso tendenti all’oliva.
  • Bande spezzate o sottili.
  • Sopracaudale spesso intero.

È una bellezza più sobria, più delicata, più “orientale”.

Il piastrone: la firma genetica

Se il carapace può ingannare, il piastrone non lo fa mai.

Hermanni Hermanni

  • Due bande nere larga, continue e profonde.
  • Un contrasto netto, grafico, deciso.

Sembra un disegno fatto con l’inchiostro.

Boettgeri

  • Macchie più sottili, discontinue, spesso interrotte.
  • Colorazione complessiva più tenue.

Più che un disegno, una traccia.

Il piastrone è la carta d’identità della tartaruga.
È lì che la sottospecie rivela la sua storia.

Dimensioni e proporzioni: la geografia lascia il segno

La Hermanni Hermanni, cresciuta in ambienti più aridi e poveri, è più piccola e compatta.
Di solito non supera i 18–19 cm.

La Boettgeri, abituata a territori più vasti, più ricchi di erbe e più umidi, può superare abbondantemente i 20–22 cm.

Sono differenze sottili, ma coerenti con i territori d’origine.

La natura non fa nulla a caso.

Comportamento: il carattere scolpito dall’ambiente

La Hermanni Hermanni è vivace, attenta, talvolta territoriale.
Si muove come un piccolo sovrano di un habitat duro, che richiede decisione e prudenza.

La Boettgeri è più pacata, più tranquilla, meno “scattante”.
Vive in ambienti più ospitali, dove il clima è uno sfidante, ma non un nemico.

Anche nel comportamento, le due sottospecie raccontano il loro paesaggio.

Perché distinguerle è essenziale (e perché non vanno incrociate)

Molti allevatori sottovalutano questo punto:
Hermanni Hermanni e Boettgeri NON devono essere incrociate.

Non è una fissazione da puristi.
È una necessità ecologica.

L’Italia custodisce uno dei patrimoni genetici più antichi della specie.
Ibridi e mescolanze rischiano di:

  • diluire i tratti italiani caratteristici,
  • confondere la linea evolutiva,
  • rendere impossibile identificare animali puri,
  • indebolire progetti di conservazione.

Preservare una Hermanni Hermanni in purezza significa preservare un frammento biologico del nostro territorio.

Indistinguibile, prezioso, irripetibile.

Conclusione: due specie, un solo Mediterraneo da proteggere

Hermanni Hermanni e Boettgeri non sono rivali.
Sono due interpretazioni dello stesso tema: la vita lenta, saggia e antica delle tartarughe terrestri.

La prima racconta l’Italia, la Francia, la Spagna.
La seconda racconta i Balcani, le colline dell’Est, le praterie miti dell’Europa sudorientale.

Osservarle, distinguerle, rispettarle e soprattutto non mescolarle significa conservare queste due storie.
Significa proteggere due Mediterranei diversi.
Significa, in fondo, proteggere la memoria stessa della natura.

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