La strage delle tartarughe marine

Gli ultimi casi sulle coste della Versilia

Tartarughe marine spiaggiate e prive di vita: è questo il drammatico scenario che si è presentato in diverse aree delle coste italiane nelle ultime settimane. In Toscana, lungo il litorale della Versilia, nei primi giorni dell’anno sono state rinvenute sei carcasse, che diventano circa venti se si estende il conteggio agli ultimi dieci mesi, in un tratto di mare di appena due miglia. Gli esemplari presentavano evidenti abrasioni e segni compatibili con l’intrappolamento in reti o lenze da pesca, sia da posta sia a strascico. Saranno le analisi scientifiche dell’Istituto Zooprofilattico di Pisa a chiarire le cause esatte della morte. Il WWF Toscana chiede un rafforzamento dei controlli e l’adozione di regole più efficaci per ridurre l’impatto sulle specie protette.

Segnalazioni analoghe arrivano anche dal Lazio, dove negli ultimi mesi sono stati rinvenuti diversi esemplari di tartaruga marina spiaggiati lungo il litorale. Anche in questo caso, le prime osservazioni evidenziano ferite e abrasioni compatibili con l’interazione con attrezzi da pesca, confermando una criticità diffusa lungo gran parte delle coste del Tirreno.

Dati allarmanti dai centri di recupero del WWF

Dai centri di recupero WWF arrivano dati ancora più preoccupanti. «Nella sola provincia di Taranto – segnala il CRAS WWF di Policoro – nel 2025 sono già state recuperate 130 carcasse», un numero che si avvicina alle 147 tartarughe rinvenute morte nel corso di tutto il 2024. Anche in Puglia la situazione resta critica: nelle province di Bari e BAT (Barletta-Andria-Trani) si contano circa 170 casi l’anno, come registra il Centro WWF di Molfetta.

Reti
Reti fantasma raccolte a riva dai volontari WWF in Calabria

Anche in Calabria, lungo la costa tirrenica catanzarese e nel Golfo di Sant’Eufemia, i monitoraggi effettuati dal WWF nell’ambito del progetto Adopt a Beach hanno evidenziato una massiccia presenza di reti fantasma abbandonate e riportate a riva dalle correnti. Proprio in queste aree è stata rinvenuta anche la carcassa di una Caretta caretta, a conferma del legame tra attrezzi da pesca dispersi in mare e mortalità delle tartarughe marine.

Il problema delle interazioni con gli attrezzi da pesca

«I dati sulle tartarughe marine rinvenute senza vita sono allarmanti e indicano un problema che non può essere ignorato», dichiara Laura Pintore, marine wildlife expert di WWF Italia. «Le interazioni con gli attrezzi da pesca, incluse le reti abbandonate o perse, rappresentano una delle principali minacce per questi animali. Allo stesso tempo, sappiamo che molti pescatori sono consapevoli del problema e collaborano già a soluzioni concrete. Rafforzare il dialogo, i controlli e i progetti per ridurre le catture accidentali è la strada più efficace per tutelare le tartarughe marine senza contrapporre la conservazione della natura alle attività di pesca».

Il WWF ribadisce infine la necessità di un approccio integrato che unisca prevenzione, recupero delle reti fantasma, innovazione tecnologica e collaborazione con il settore della pesca. Solo così sarà possibile fermare una strage silenziosa che continua a colpire una delle specie simbolo del Mediterraneo.

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